giovedì, 16 aprile 2009

E' ormai passato qualche giorno da quando ho finalmente visto Surveillance. L'ho aspettato con ansia, me lo sono gustato, avrei voluto scrivere un bel post. Ma non ci riesco. Il problema è questo: sì, l'ho (quasi) apprezzato, ma non così tanto come avrei voluto. E per questo motivo non riesco a scrivere un bel post sulla pellicola in questione.

Mmm... vediamo un po' se riesco a spiegare il perchè. Secondo me le cose che non funzionano sono principalmente due. Provo a distinguere banalmente un problema oggettivo (che poi non è detto che sia oggettivo, ma lo chiamo così per distinguerlo dal secondo problema) e uno soggettivo.

Iniziamo dal secondo: dopo 8 minuti (OTTO MINUTI) ho capito come sarebbe finito il film. Ho avuto un'intuizione così, all'improvviso. E io in genere non ho mai intuizioni del genere, anzi sono abbastanza lento! Ho sentito che quella cosa sarebbe stata il colpo di scena, che quella cosa avrebbe ribaltato tutte le carte in tavola, che quella cosa avrebbe dovuto sconvolgermi poco prima della fine del film e non dopo 8 minuti. Tutta la magia della rivelazione shock è svanita in un attimo. Questo è stato un grande problema, perchè per i 70 minuti successivi, io sapevo che sarebbe accaduta quella cosa e che il film avrebbe preso un'altra piega, quella piega.

E qui mi collego con il primo problema. Forse l'illuminazione avuta dopo otto minuti sarebbe potuta essere meno dolorosa se il resto del film fosse riuscito a catturarmi completamente. E invece no. Il film procede senza sfruttare nel miglior modo le sue enormi potenzialità. Se avete visto il trailer sapete che la storia ruota attorno a un grande incidente, raccontato (volutamente omettendo/trasformando informazioni) da tre punti di vista differenti. Bene, nel film questo aspetto è totalmente assente. I resoconti dei tre malcapitati scorrono linearmente, si susseguono logicamente e temporalmente senza intoppi di alcun genere. Ecco perchè il film non è riuscito a coinvolgermi: manca il mistero, manca l'inquietudine generata dal non capire come stanno realmente i fatti, manca la tensione del racconto frammentato.

Ed è un peccato. Questo film avrebbe meritato una cura maggiore.

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categoria: cinema, azione, drammatico, thriller


martedì, 14 aprile 2009

LARS VON TRIER

è tornato

godiamo tutti!

 

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categoria: cinema, horror, drammatico, trailer, hype, 2009


sabato, 11 aprile 2009

Londra. Notte. La giovane Lena, immigrata polacca inserviente nell’aeroporto di Heathrow, perde l’ultimo pullman per tornare a casa dalla sua famiglia. La sua amica Birdie le offre ospitalità: forse suo padre potrà darle un passaggio. Titubante Lena segue quella chicchierona di Birdie e il suo silenziosissimo fratello Elbie fino a quella casa situata alla fine delle piste di atterraggio. Entra. Poi qualcuno la aggredisce. Una semplice puntura al collo e Lena cade addormentata.

Lena si sveglia appena in tempo per fare la conoscenza di Mamma e Babbo. Babbo è un tipo strano; ha un martello insanguinato in mano –la ragazza nella stanza accanto ha finalmente smesso di gridare come un’ossessa- e uno sguardo folle. Mamma è tranquilla; le si avvicina, le accarezza i capelli e le dice che non è il caso di fare agitare il Babbo e che si prenderà cura di lei. Ora deve fare la brava bambina.

Lena è una brava bambina e sa bene di non dover fare troppa confusione: quando Mamma le conficca enormi spilloni nella pancia; quando il bisturi le accarezza le braccia e la schiena; quando il Babbo la sgrida; quando la sorella si prende gioco di lei.

Adesso è arrivato un nuovo angioletto in casa e gli equilibri familiari sono pronti a spezzarsi a suon di gelosie tra fratelli, atroci scherzetti e un’assecondare del male disilluso e perverso.

Il male è male; nessuna spiegazione particolare. Questa è l’ennesima classica famiglia malata, deviata. Una famiglia implosa, ormai irrecuperabile. Forse una famiglia, come molte altre, decaduta. E’ marcia al suo interno.

E intanto fuori il mondo continua a scorrere, incurante (o meglio: ignaro) dell’orrore. Tutto è tranquillo. Gli aerei non finiscono mai di solcare il cielo. Il regno della piacevole indifferenza; il mondo in cui viviamo.

 

Non so perché ero così convinto che Mum and Dad fosse una di quelle commedie horror che ti fanno piegare in due dalle risate. Proprio non riesco a spiegarmelo. Questo film è tutto tranne che divertente. Mi spiego: chi ama lo splatter, le scene disturbanti, i momenti perversi e malati si divertirà a modo suo.

Mum & Dad è un film crudo e molto semplice. Non è uno splatter allegro e compiaciuto, ma un film violento nel suo voler essere così asciutto e reale. Non è un horror originale e destinato a sconvolgere il genere.

Ma funziona lo stesso alla grande.

L’horror britannico colpisce ancora.

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categoria: cinema, horror


martedì, 07 aprile 2009

Ieri sera non avevo molta voglia di andare al cinema a vedere l'ultimo film di David Fincher; mi era passato quel momento di totale e cieco hype e avevo quasi chiuso nel cassetto Benjamin Button. Però alla fine sono andato. Era comunque un'occasione per vedere con 3 euro il film candidato a 13 statuette. E poi a me Fincher è sempre piaciuto (estenuante lunghezze di Zodiac a parte).

Bene, anche questo film mi è piaciuto più di quanto avrei mai creduto possibile. La non voglia di vedere film film si è trasformata subito in autentico interesse man mano che il film scorreva davanti ai miei occhi e l'eccessiva durata della pellicola non si è (quasi) mai fatta sentire.

Però.

Però a me Il curioso caso di Benjamin Button continua a non convincere del tutto. Devo ammettere che il film è tremendamente elegante e raffinato, ma così tanto che molti altri film son sicuro che sono lì a invidiarlo e a piangere tutte le lacrime del mondo. Questo film è un'autentica favola con dei momenti di pura poesia (il tipo colpito dai fulmini è il ritornello in rima), quei momenti che ti fanno venire i brividi (la parte con la Swinton è magica). Ci sono degli attori superlativi: Cate Blanchett fa venire il mal di testa da quanto è bella.

[Signore e signori, ecco cosa dovete fare se volete arrivare a "candidato a 13 premi oscar"!!!]

Il problema è che finito il film finisce tutto. Rimane un piacevole ricordo, ma la magia svanisce. Nessuna profonda riflessione sul senso della vita, sull'amore, sulla morte, sulle opportunità mi ha accompagnato fuori dalla sala. Tutto è finito a mezzanotte e venti. Tutto è finito con la fine della straordinaria (e curiosa) storia di Benjamin Button. Il film ipnotizza (intrattiene) per 2 ore e 40, e dopo? Dopo uno se ne torna a casa felice di aver visto un bel film, di non aver buttato via soldi e se ne va a letto pensando ad altro.

Ecco perchè il film non mi ha ancora convinto e forse non mi convincerà mai del tutto. Chissà se sono riuscito a spiegarmi.

 

Vorrei scrivere un'ultima cosa. Sarò breve, mi sono già dilungato abbastanza.

L'eccessiva lunghezza della pellicola mi ha dato la sgradevole sensazione di essere un sterile atto di autocompiacimento di Fincher. Un po' di taglietti qua e là (diciamo una mezz'ora) avrebbero reso il film più fluido e corposo (uhm).

Cosa avrei tagliato?

Semplice! Avete visto il film in sala? Ecco, avete presente quel momento in cui tutto il pubblico femminile inizia a fremere? Quando il gentil sesso si lascia andare a sospiri di "Oooooooohhh" e "Mammaaamiaaa" e "Signoresantodelcielooo" e "Prendi me su quella spiaggia e non quella troia rossa"? Ecco. Io avrei sforbiciato un po' quelle parti lì. Brad Pitt giggioneggia un po' troppo su quella moto e con quegli occhiali da sole. E sta eccessivamente a petto nudo. E amoreggia 20 minuti di troppo. Fa un po troppo il figo per i miei gusti...

Maledette femmine assatanate, io sono più bello.

 

E beccatevi 'sta foto!

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lunedì, 06 aprile 2009
Ed ecco la mia nuova droga.
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sabato, 04 aprile 2009

Una bambina corre e barcolla lungo una strada deserta. E' mezza nuda, sanguina e urla. E' appena scappata: da cosa? da chi? come? Una bambina vittima di atroci sofferenze. Vittima dei mali di un mondo impazzito.Vittima innocente. Ma solo una sterile vittima. Questo mondo in agonia di vittime ne ha a migliaia. Una vittima in più, una vittima in meno: qual è la differenza?

Il martire invece è ben altra cosa. Il martire è colui che, sottoposto alle più feroci sofferenze, vive. Vive annullando se stesso. Vive trasfigurandosi. Il martire non si abbandona alla follia, non ricerca la vendetta verso i suoi carnefici. Il martire trascende tutto quello che lo circonda; trascende il bene e il male; trascende il tempo e lo spazio; trascende il piacere e il dolore; trascende la vita e la morte.

Tra la vittima e il martire c'è un abisso. E' lo sguardo che li distingue, un preciso sguardo. Nello sguardo del martire ci possiamo perdere e possiamo viaggiare nell'aldilà. Ma è così semplice trovare quello sguardo? Ed è possibile tornare da quel viaggio?

Martyrs è un anticlimax in tre atti.
Nel primo si consuma la sanguinosa vendetta della giovane vittima a distanza di 15 anni dalla sua fuga. Una vendetta spietata e concitata, a colpi di fucile contro un'apparente famiglia modello, che non può far altro che disorientare lo spettatore: la vittima è preda del più cieco delirio? l'obiettivo della vendetta è quello giusto?
Nel secondo atto cambia la protagonista e cambia il punto di vista sulla vicenda. Angoscia, spaesamento totale. Poi l'aggiacciante scoperta. Cosa fare? Forse allora non era solo un delirio. Ma cosa potrebbe essere? Domande senza risposta. Poi l'irruzione.
Nel terzo atto regna il silenzio. Regna il silenzio delle parole. Solo azioni ripetute all'infinito. Incatenati nel buio di una stanza perdiamo la cognizione del tempo. Ritmo piatto, assente. Impotenti aspettiamo la fine. Questa volta un martire sarà creato?

 

E ora aspetto il remake di Hellraiser con rinnovato interesse!

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martedì, 31 marzo 2009

 

Scopro solo ora che Andy Hallett è morto domenica notte all'età di 33 anni.

Sono tristissimo.

Addio Lorne.

 

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