EDEN LAKE
di James Watkins
(2008)

L’ispirazione maggiore per i più grandi film horror sorge da una riflessione ancorata al contesto spazio-temporale di cui essi fanno parte. L’horror è, in un certo senso, lo specchio della nostra società e incarna i nostri incubi e le nostre paure, evocandole e materializzandole per costringerci ad un confronto diretto con loro.
Negli ultimi anni per le strade di Londra e dell’intero Regno Unito è divampata la violenza tra adolescenti, una furia cieca guidata da pugni e da armi da taglio: dall’inizio del 2008 a oggi sono morti, solo nella capitale, 20 ragazzi sotto i 18 anni. E’ necessario quindi cercare dei rimedi, trovare provvedimenti per fronteggiare questa crisi, ma soprattutto è necessario porsi alcune domande: come nasce, come si sviluppa e come si alimenta questa violenza? Perché? Di chi è la colpa?


James Watkins, alla sua prima prova dietro la macchina da presa, decide di partire da questo attuale allarmante tema sociale per imbastire il suo notevole survival horror. Eden Lake racconta il romantico e tranquillo week-end (di paura) di una giovane coppia, Jenny insegnante d’asilo e Steve, sulle rive di un idilliaco lago circondato da natura (ancora per poco) incontaminata. I due poveri malcapitati ignorano che quel luogo “appartiene” a un gruppetto di ragazzini (dai 10 ai 15 anni circa) molto poco amichevoli, e saranno costretti ad un’estenuante lotta per la sopravvivenza: l’iniziale sgradevole maleducazione dei ragazzini esploderà e degenererà in un climax di cieca e feroce violenza. I bambini protagonisti di Them questa volta non giocano nell’ombra: inseguono, torturano, picchiano e uccidono esplicitamente le loro prede. E le prede sono tutti coloro fuori dal branco, quelli che non rispettano le regole (i ricatti) del capo.
Eden Lake non è un film innovativo e non è destinato in alcun modo a cambiare le regole del genere, ma riesce abilmente a giocare con i tipici elementi del survival horror in una frenetica caccia al topo (molti gatti, pochi topi) e a costruire intorno all’insieme una precisa e attuale cornice sociale. Una violenza (ripresa con il cellulare) esplicita e cruda nel mostrare i corpi feriti e martoriati e le lacrime di Steve e Jenny riesce a far soffrire lo spettatore per l’intera durata della pellicola (no, questa volta è impossibile fare il tifo per i cattivi). In un paio di occasioni il film è inaspettatamente spietato e riesce a farsi perdonare completamente un paio di lievi cadute di stile.


85 minuti con il cuore in gola. 85 minuti a chiedersi (sperare) se riusciremo ad avere in dono un consolatorio finale catartico (gradito sollievo).
Ecco, non mi sento di svelarvi questa cosa, ma posso assicurarvi che alla fine il film fornirà tutti gli elementi necessari in base a cui lo spettatore potrà (cercare di) formulare una personale risposta a tutti i quesiti iniziali.
Questi sono gli horror che dovrebbero popolare le sale cinematografiche estive.
categoria: cinema, horror, thriller
























